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        Intervento al 3° Congresso Mondiale su Ambiente e Salute, giugno 2005

 

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Comunione o separazione? I risvolti terapeutici della relazione individuo / ambiente alla luce delle evidenze scientifiche fornite dalla Fisica Quantistica.

 

Una delle caratteristiche tipiche degli esseri neurologicamente evoluti sembra essere la percezione della propria identità: la capacità di percepire sé stessi nella propria individualità, separati da tutto il resto.

Tale caratteristica è ben nota da anni anche attraverso vari studi di Etologia, che evidenziano ad esempio come animali relativamente evoluti quali i pesci risultino incapaci di riconoscere sé stessi quando riflessi in uno specchio.

A tale riconoscimento di sé e dei propri confini risultano poi associati meccanismi di sopravvivenza che rivestono grande importanza per la persona. La 'zona di sicurezza' e la 'zona di pericolo' in rapporto a sé stessi vengono costantemente ponderate rispetto alla personale percezione della propria individualità.

Un programma personale di gestione ambientale non perfettamente efficiente può ridurre di molto l'estensione della propria 'zona di sicurezza' sino a farla coincidere con il confine fisico del proprio corpo, e a volte anche meno. Ciò può far sentire la persona in una sorta di 'assedio' costante, con immediate conseguenze sulle reazioni del proprio sistema di sopravvivenza che alimentano così un degrado della propria capacità di gestione ambientale, esacerbando ulteriormente la condizione iniziale.

È noto da lungo tempo che uno dei sistemi funzionali più importanti per l'essere umano è costituito dal Sistema Immunitario. Lo scopo di quest'ultimo è quello di gestire a livello cellulare la differenza fra ciò che costituisce il 'sé' e ciò che costituisce il 'non sé'. In ogni momento della nostra vita esso monitorizza costantemente l'enorme numero di componenti che ci costituisce, stabilendo una discriminante e mettendo in atto le necessarie protezioni da ciò che viene identificato come 'non sé'.

Le azioni che fanno capo al Sistema Immunitario sono eccezionalmente sottili e complesse. Ad esempio quando si considera il processo digestivo spesso ci si sofferma con dovizia di particolari su alcuni processi che ci risultano relativamente noti, quali la trasformazione dei carboidrati o dei lipidi, dimenticando che un ruolo ben più importante del processo digestivo verte proprio sulla trasformazione del 'non sé' in 'sé'. Questo significa che il DNA contenuto nella coscia di pollo mangiata a pranzo risulta diverso dal DNA della persona che l'ha mangiata, ma attraverso il suo processo di digestione quei costituenti vengono trasformati in cellule che condividono tutte con la persona il medesimo DNA nonché le informazioni in esso contenute: un processo di enorme complessità e delicatezza che viene svolto dal nostro corpo con una naturalezza tale da rendercelo assolutamente impercettibile.

Se il Sistema Immunitario gestisce dunque il rapporto fra il 'sé' e il 'non sé' (i due fondamentali ambienti di riferimento), risulta interessante notare come il numero di malattie autoimmuni, che traggono origine proprio da disfunzioni nel programma personale di gestione ambientale, sia andato drasticamente aumentando negli ultimi anni. In maniera più blanda, ma più estesa, ciò si manifesta anche nell'aumento del numero di persone che soffrono di allergie ed intolleranze: capita ormai sempre più spesso di trovare sui mezzi di informazione previsioni preoccupanti riguardo ai differenti tipi di polline che (a seconda della stagione) verranno diffusi dalle piante sulla popolazione con conseguenze più o meno gravi per milioni di persone ad essi allergiche. Sembra di leggere un bollettino di guerra, e stiamo invece parlando di piante, presenti nell'ambiente da molte migliaia di anni senza per questo provocare conseguenze di tale portata sugli esseri viventi ad esse vicini.

Dunque, a giudicare dalle evidenze, è sempre più elevato il numero di individui che hanno problemi con il proprio programma personale di gestione ambientale, e ciò di conseguenza porta ad esacerbare le reazioni messe in atto dal sistema di sopravvivenza della persona stessa.

L'aspetto psicologico - emozionale non rimane affatto immune da tutto ciò. Le attuali esigenze sociali e professionali obbligano spesso gli individui a contatti con altre persone che invadono la propria 'zona di sicurezza', e che malgrado ciò vengono mantenuti e ripetuti anche quotidianamente, attivando le reazioni del sistema di sopravvivenza della persona ed aggravando ulteriormente eventuali limiti presenti nel proprio programma personale di gestione ambientale.

Tutto ciò può portare a pensare che la soluzione consista nel rifugiarsi sempre di più all'interno della propria 'zona di sicurezza', coccolando la propria individualità separata dal pericoloso mondo esterno.

E questo, a vario titolo, è ciò che si può riscontrare sempre più diffusamente a livello dei disagi evidenziati in ambito clinico.

Eppure è noto ormai da un secolo alla scienza contemporanea come ciò non trovi alcuna rispondenza a livello della effettiva realtà fisica. Infatti una delle conseguenze più rilevanti apportate alla nostra comprensione della realtà da parte della Meccanica Quantistica (una branca della Fisica) è che risulta impossibile separare l'osservatore da ciò che viene osservato.

Tale affermazione può forse apparire poco rilevante, ma per più di trent'anni le migliori menti della Fisica hanno lottato strenuamente prima di accettare infine che la vera realtà evidenzia caratteristiche così differenti dalle aspettative usuali. In particolare è assolutamente impossibile separare, anche solo concettualmente, un sistema da un altro col quale esso interagisca. L'ambiente e l'individuo, dal punto di vista della realtà fisica che la scienza contemporanea ha ormai individuato, sono una cosa sola, in quanto interagenti.

I contributi scientifici della Meccanica Quantistica, ad un secolo dalla sua introduzione, continuano a scuotere i pilastri della nostra usuale concezione della realtà, e ci ripetono che tutto è uno: il biologo e il microbo osservato al microscopio, l'individuo e tutti i suoi simili, la stessa Terra e tutto ciò che in essa vive.

Solo pochi specialisti hanno familiarità con le equazioni d'onda di Schroedinger, che descrivono in termini matematici tali aspetti della realtà, ma da millenni varie religioni e filosofie, non solo di origine orientale, offrono un'analoga visione del mondo come non-separato, bensì in un costante processo di condivisione dinamica.

Se ciò corrisponde alla vera realtà, come ormai anche la scienza contemporanea ci evidenzia da anni, perché così spesso il programma personale di gestione ambientale sembra utilizzare altri riferimenti? Per limitazioni, compromissioni, stress.

Se la separazione, accentuata in questi anni a livello individuale e societario, risulta essere un indice di malessere e di squilibrio, la comunione, propugnata da tante filosofie e religioni ed evidenziata come visto sopra dalla stessa scienza occidentale, risulta invece essere un indice di benessere e di equilibrio, a livello sia individuale che sociale.

Sono aspetti contrapposti che tipicamente si manifestano nella persona in una continua dinamica, la quale si esplica nei suoi atteggiamenti, nelle sue scelte, e nel suo livello di benessere.

Ridurre la nostra 'zona di sicurezza' (a qualsiasi livello fisico, mentale, emozionale, o di altro tipo) significa automaticamente ridurre le nostre opportunità, le nostre capacità, le possibili soluzioni che ci vengono costantemente offerte ed a cui abbiamo accesso.

Come in un paradosso Zen, la vera sicurezza non deriva allora da una chiusura, bensì da una apertura, che libera la persona e le consente di accedere alle opportunità costantemente offerte ai vari livelli.

Fa parte della esperienza di molti terapeuti, nonché della mia personale, che il facilitare nella persona una condizione di questo tipo consente spesso la risoluzione dei suoi disagi (dei tipi più svariati) senza nemmeno la necessità di indirizzarli esplicitamente. L'accesso ad informazioni qualitativamente superiori, ed una incrementata capacità di apertura nella loro elaborazione, permette infatti automaticamente al suo sistema corporeo di funzionare meglio e di risolvere dall'interno le limitazioni in precedenza presenti, rendendole superflue e prive di motivazioni.

Il disagio personale, spesso gestito a livello di separazione dalla persona, e risolto qui invece grazie ad una migliore comunione con esso e le sue implicazioni, appare attualmente un problema anche minore se rapportato al disagio di un macrosistema come quello ambientale terrestre, che la scienza ci insegna essere tutt'uno con ciascuno di noi, ma che tuttavia la gran parte di noi osserva con programmi personali di gestione ambientale seriamente compromessi per lo stress derivante dall'attuale stile di vita.

Parafrasando le ben note Leggi di Cura del Dr. Hering, capisaldi della Omeopatia Applicata ("i cambiamenti avvengono dalla testa in giù - i cambiamenti avvengono dall’interno verso l’esterno - i sintomi si presentano in ordine rovesciato nel processo di guarigione"), è possibile allora auspicare che attraverso la 'testa pensante' costituita da un numero sufficiente di individui riesca ad essere avviato un cambiamento, che costituisce innanzi tutto un cambiamento interno (nella nostra visione del mondo) prima ancora che un cambiamento esterno, e che la confusione e la disarmonia che spesso appaiono oggi nel mondo non siano altro che la testimonianza di un processo di riorganizzazione a ritroso, che evidenzia i suoi sintomi peggiori proprio mentre sta attuando la loro risoluzione.

 

Dr. Diego Vellam

Accademia di Kinesiologia - Italy

 

 

 

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